Pubblicato per la prima volta in volume nel 1982 presso lo stesso Casagrande, il saggio sulla ouverture dei Promessi sposi viene qui ristampato non senza mutamenti o ritocchi, non tali però da perturbare una dimostrazione, si spera, convincente: volta a riconoscere alle primissime pagine dopo l'Introduzione un esito poeticamente certissimo, alto, in virtù d'un motivo dominante, accertabile soprattutto nella sintassi, che può dirsi religioso, di religiosa conquista dello spazio. Manzoni, per dire col De Sanctis, ha l'occhio metafisico. Profondamente significativa, la descrizione di quel ramo del lago di Como ha nel testo definitivo, come scrive Contini, «un aspetto di schema», nel senso che la natura «è avvolta da un'intenzione». Al saggio più cospicuo si affiancano ora quattro nuovi studi: sulla «spina dorsale» della Pentecoste, dantescamente incardinata su spirito, spirto e spiro; sulla presenza di Dante in Manzoni; su una parola, cosa, che per «ironia concertante» (Raimondi) assurge a nucleo tematicamente capitale nella vicenda del matrimonio segreto; infine, sull'ultima pagina del cap. XXI, dove l'innominato ascolta sull'albeggiare uno scampanare a festa lontano, e guardando guardando sente crescere in cuore «una più che curiosità di saper cosa mai potesse comunicare un trasporto uguale a tanta gente diversa».