«Come lavoro»? Si chiedeva Gadda nel 1949 in uno dei suoi saggi più famosi. E rispondeva subito, depistando il lettore: «Come non lavoro», rivelando l’impossibilità, per l’autore, di svelare il segreto della propria arte, così intrecciata alla propria vita, inestricabile «groppo, o nodo, o groviglio, di rapporti fisici e metafisici».
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Paola Italia, che da anni studia l’opera di Gadda attraverso l’analisi delle sue carte, guida il lettore nel labirinto dei suoi archivi e delle sue biblioteche, dagli appunti manoscritti alle bozze, tra correzioni, revisioni, riscritture e autocensure. Un viaggio avventuroso e affascinante – che è anche una «confessione d’autore» sui «problemi d’officina» – nella sua scrittura, intesa come «indefettibile strumento per la scoperta e la enunciazione della verità». Il volume è pubblicato in Filologia d’autore serie diretta da Simone Albonico, Paola Italia, Giulia Raboni, che intende orientare gli studiosi e gli studenti nello studio delle opere letterarie a partire dai materiali elaborativi superstiti, presentati insieme a una ricostruzione delle abitudini e degli strumenti di lavoro. Filologia d’autore offre un modello descrittivo-interpretativo e un arricchimento di prospettiva critica, che aiutano a intendere come i singoli autori abbiano costruito la propria immagine e l’abbiano proiettata, prima che in pubblico nell’opera conclusa, sulle proprie carte: luogo che li rispecchia e dal quale oggi la loro figura si trasmette alla posterità. A partire da quei documenti diventa allora possibile illuminare la genesi delle opere letterarie in quanto organismi vivi e mobili nel tempo.