Alberti ha parlato di lui come del suo trágico hermano, Caproni ne ha sottolineato la “spericolata norma di vita”, Macrí ne ha evocato la “grazia e generosità di uomo e di poeta” in grado di raccontare “il balletto magico” di un Sud condannato all’immobilità sotto il raggio di una luna butterata come il suo volto.
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Il più giovane Jacobbi, nell’accomiatarsi dalla sua voce di “surrealista borbonico” e dalla sua “indifesa tempesta”, si sarebbe rivolto a lui come al “gitano pugliese Vittorio”. Tanti anni sono trascorsi da queste testimonianze che ne ricordano l’eccezionalità, eppure avvicinarsi all’opera di Bodini continua a essere straordinariamente coinvolgente e provoca un analogo soprassalto. Quanto emerge dai suoi testi e dalle altre testimonianze disponibili è la verità di una scommessa esistenziale che ha coinvolto, in un’unica, coraggiosa e scomoda ricerca, esistenza e cultura, relazioni e passioni, avventura e solitudine, mitezza e ira. Di tutti questi elementi dà conto la lettura che Anna Dolfi, ricostruendo fonti e declinando genealogie, fa della narrativa e della poesia bodiniane, del suo inquieto progettare, della passione ispanica. Tra leopardismo ed ermetismo, barocco e tentativi sperimentali questo libro mostra e intreccia - come avviene negli scomparti di un retablo - invenzione e impegno, viaggi e attività critica, saggistica e letture, traduzioni e amicizia. In definitiva per flashes ci racconta una vita. Tra il Salento, la Castiglia, Roma… a svelarsi sono le stanze di una salvezza a lungo disperatamente cercata nell’arte per percorsi che all’improvviso si aprono su stanze della ‘tortura’, là dove un volto si mostra moltiplicandosi, rifrangendosi nelle forme della scrittura e dell’affabulare quotidiano con cupa allegria ed ebbra disperazione.
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PAVU1@Università Pavia. Biblioteca di Studi Umanistici