La lingua è un potente fattore culturale-identitario: valorizzare la lingua dell’altro è, anzitutto, manifestazione di reciproco riconoscimento e accoglienza. Il lessico medico-clinico (e scolastico) corrente continua a parlarne, tuttavia, come “svantaggio” da compensare, quasi si trattasse di un ostacolo all’integrazione.
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Questo porta talvolta ad accantonare la lingua d’origine, a confinarla in uno spazio marginale rispetto alla lingua del paese ospitante, alimentando la percezione nelle nuove generazioni della sua presunta inferiorità, con conseguenti ricadute anche sul piano psicologico. Come conciliare il bisogno di valorizzare il patrimonio linguistico e identitario di un gruppo stanziato sul territorio e le esigenze di inclusione scolastica e sociale? L’educazione plurilingue e interculturale è una possibile strada da percorrere? Partendo da una riflessione del giurista Paolo Caretti, alcuni esponenti del mondo del diritto e della pedagogia si confrontano su un tema di vasta complessità, rispetto al quale il divario fra elaborazione teorica e realtà fattuale spinge a indagare su modelli, strategie e prassi per un’educazione pluriculturale.